Elena Bucci Locandiera per Goldoni

Leggo che Elena Bucci proviene dal teatro di ricerca, e che suo obiettivo e’ riproporre i classici alle nuove generazioni: se ne e’ accorto anche il sottoscritto spettatore occasionale, vuol dire che e’ proprio vero.

La commedia di Goldoni e’ un classico che piu’ classico non si puo’, la compagnia teatrale Le Belle Bandiere la presenta al Teatro Carcano in una versione quasi fumettistica: colorata (le bellissime luci di scena), esasperata (gli attori-marionette), fantasticata (il minaccioso cigolio fuori scena, le ombre spettrali proiettate sullo sfondo).

Tre personaggi-simbolo (il nobile, il ricco ed il cinico) sono alle prese con la femminilita’ della protagonista, anima libera ed indipendente che per sopravvivere a se stessa sceglie un matrimonio vuoto e banale. Tutti insoddisfatti, compreso il non amato marito.

Commedia nei toni, dramma nei contenuti: la versione della Bucci sottolinea il senso di spaesamento per un mondo di ieri che potrebbe essere quello di oggi: la barca che cigola fuori scena non e’ mai affondata, i fantasmi sullo sfondo sono senza tempo perche’ senza tempo sono i personaggi raccontati.

Tanti spunti forse non cosi’ ben amalgamati, ma la passione degli attori e’ genuina, e poi vuoi mettere vedere il Teatro Carcano pieno di liceali !

Un Gioco da Grandi: Quello delle Parti

Insisto: io amo Pirandello.

Ieri sera al Teatro Carcano era di scena la prima milanese de “il Giuoco delle Parti”: allestimento dello Stabile di Calabria, protagonista Geppy Gleijeses.

Il testo e’ fantastico: compatto nell’azione (tutto avviene in poche ore), denso nei contenuti (la vita adulta come recita che si puo’ solo assecondare), spettacolare nello svolgimento (il ribaltamento finale, cosi’ “necessario” pur nella sua follia).

La messa in scena e’ notevole e sempre efficace, anche quando osa piu’ di quanto ti aspetteresti (la sequenza da Arancia Meccanica, il secondo atto nella camera – manicomio). Ottimi, per quel che ne posso capire io, gli attori.

Prima volta al Carcano senza Bosetti: lascio anch’io il mio saluto, quel che segue sara’ certo un nuovo inizio.

Festa della Riconciliazione

Ieri in Sud Africa si e’ celebrata la Giornata della Riconciliazione: un paese in festa ricorda la fine di un sistema legislativo risalente al 1948 e smantellato definitivamente solo con le elezioni del 1994.

Un po’  e’ come se avessi fatto festa anch’io: a Citta’ del Capo sono stato nel 2006, pochi giorni sufficienti per innamorarmi di un paese che unisce bellezza e contraddizioni al limite dell’incredibile.

E poi la fine dell’apartheid come la caduta del Muro di Berlino che citavo qualche settimana fa: quando la Storia compie meraviglie.

Incurante della nostra sfiducia quotidiana.

Vent’anni fa

E così vent’anni fa cadeva il muro di Berlino.

Ho solo ricordi vaghi di quei momenti: erano i miei primi giorni al Politecnico di Milano, ero troppo concentrato a guardare me stesso ed il mio futuro…

Gli anni non passano invano: a Berlino sono poi stato, il muro sta nelle mie foto come sulla mia scrivania; a Danzica, dove tutto è cominciato, ho visto le enormi gru del porto; nella periferia di Budapest come in quella di Dresda lo squallore dei condomini è addolcito dalle facciate colorate di recente… Dappertutto la voglia e l’energia per ricominciare.

A vent’anni di distanza il mio futuro di allora mi ha già saziato, la caduta del muro è una delle cose per cui è valsa la pena arrivare fino a qua.

Semplicemente, sbagliavo a guardare.

Uomini che Odiano le Donne ? Maddai !

Lisbeth Salander, la giovane hacker tra i protagonisti del film, mi era risultata molesta sin dall’inizio, quando mi era venuta a cercare su twitter – le nuove frontiere del marketing…

Non dubito che il libro di Stieg Larsson abbia un suo perché, ma non mi pare lo abbia il film di Niels Arden Oplev. Cinematograficamente poco originale, schiaccia quel poco di interessante che ha da dire sotto una pesante coltre di efferatezze: e se le scene più ‘efficaci’ sono le più violente, beh il tutto mi pare piuttosto inutile.

Riconoscibile ed intrigante la Svezia in sottofondo: il bello di viaggiare, ti costruisci immagini che ti accompagnano per sempre.

Alla faccia dei brutti film.

Two Lovers

Penalizzato da un lancio infelice (“una commedia romantica” – ma forse e’ solo colpa di un quotidiano distratto), poco attraente di suo (statico, livido, claustrofobico in ogni inquadratura), Two Lovers e’ uno di quei film che non sai bene come prendere.

Caso curioso. Avevo pensato quasi subito a Dostoevskij, ma il senso di disagio che non mi abbandonava mi aveva lasciato perplesso. Poi stamane leggo che il regista James Gray si e’ ispirato a “Le Notti Bianche”, esattamente il romanzo secondo me piu’ ansiogeno dello scrittore russo.. Chissa’, forse capisco ancora qualcosa – se non altro di me stesso ;-)

Gray svolge un tema abusato – Joaquin Phoenix deve scegliere tra Gwyneth Paltrow e Vinessa Shaw (bravissimi tutti e tre) – ma lo fa con un’attenzione incredibile per i dettagli di oggi: le contraddizioni della convivenza prolungata con i genitori, l’apatia verso le cose concrete, la presenza ossessiva dei cellulari. Domina la solitudine: nessuno dei protagonisti e’ in sintonia con l’altro, i sentimenti sono illusioni appoggiate su una realta’ che non c’e’. Fino a quando …

Visivamente aderente ai contenuti (finestre, grate e muri si frappongono sempre tra i personaggi), il film procede denso ed ambiguo fino alla conclusione: e ciascuno e’ libero di prenderla come vuole.

Il pubblico in sala non ha apprezzato, e forse nemmeno io: un’esperienza frustrante, ti chiedi perche’ farla. Ma potrei anche dire: a nessuno piace guardarsi allo specchio. Se al cinema cerchiamo degli stimoli, bene anche questa volta la missione e’ compiuta.

Per una volta, allego il link alla bella recensione di pcolizzi@gmail.com