La Bandiera della Libia

Mi piace guardare dentro alle cose.

Qualche giorno fa in televisione c’era una persona importante che spiegava con autorevolezza come la Libia fosse un partner affidabile: rispetta i patti, i flussi di clandestini da quel paese si sono ridotti del 90%…

Già.

Cerco di non parlare di ciò che non ho visto – il film arriva ora, distribuito ovviamente per canali alternativi – ma le notizie sono vecchie, mesi fa stavano anche sul Corriere della Sera…

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Mi piace la geografia e mi piacciono le bandiere: quella libica è a tinta unita, un bel verde speranza.

Un Divo Surreale. O No ?

Comincio dalla fine: Paolo Sorrentino e’ un regista per nulla banale e Toni Servillo un attore dal talento mostruoso.

Il film riesce ad essere aggressivo all’inverosimile (Le Monde parla di un Andreotti-Nosferatu) pur restituendo gran parte dell’ambiguita’ – e della melanconia – del personaggio.

Il ‘contorno’ non e’ da meno: la ‘corrente’ che pare la Banda Bassotti, il giudice con la lacca, il malavitoso star… Spiazzante, inquietante, agghiacciante.

La scelta stilistica di Sorrentino e’ quella giusta: il film e’ surreale perche’ surreale e’ quello che racconta.

Ed e’ l’Italia degli ultimi trent’anni.

Un Passo Avanti

Anche la realta’ piu’ complessa e sconfortante ha una forma, un motivo, una struttura che puo’ essere raccontata – e capita.

Napoli, 1994-2005: tre fondamentali articoli di Carlo Bonini ci aiutano a fare il punto su una delle vicende piu’ incredibili del dopoguerra italiano.

“Grande e’ il disordine sotto il cielo”: lo disse una volta qualcuno in Cina, lo hanno ripetuto nei giorni scorsi a Napoli. Vietato lasciarsi impressionare, c’e’ ancora da lavorare.

Tanto.

Quello Che Serve

Michael Pollan

“La crisi provocata dal cambiamento climatico e’ fondamentalmente una crisi degli stili di vita. Il grande problema non e’ altro che la somma di tante piccole decisioni quotidiane: molte le prendiamo noi ‘consumatori’, e quasi tutte le altre vengono prese in nome dei nostri bisogni, desideri e preferenze.

Se aspettiamo che siano le leggi o la tecnologia a risolvere il problema di come viviamo, significa che non vogliamo veramente cambiare. I nostri politici l’hanno capito benissimo, quindi non si muoveranno finche’ non lo faremo noi. Anzi, aspettare che a salvarci da questa situazione siano i politici e gli esperti, le leggi, il denaro e i grandi progetti, e’ proprio un esempio del modo di pensare – passivo, delegante, dipendente dalle soluzioni di altri – che ci ha cacciato in questo guaio.”

[leggi l'intero articolo sul New York Times Magazine. Questa traduzione e' presa dal numero 745 di Internazionale]

Gomorra

A poche settimane dalla mia prima visita in citta’, non potevo sottrarmi al film tratto dal libro di Roberto Saviano - meno che mai oggi, che Napoli e’ tornata sulle prime pagine dei giornali di tutta Italia.

Il film di Matteo Garrone non comincia e non finisce, non spiega e non giudica: rappresenta. Manca persino ogni commento musicale: nella realta’ tutt’al piu’ si sente una radio.

Ha detto Saviano: “La voglia di capire e’ necessaria: un libro (un film) che insegue questo bisogno diventa uno strumento per il vivere quotidiano, non piu’ letteratura (spettacolo) di evasione”.

Pericolossimo, dunque. E irrinunciabile.

Recessione Economica, Depressione Personale

La campagna mediatica contro noi stessi continua senza sosta: ovunque sui mezzi di comunicazione si tratteggiano scenari futuri a dir poco inquietanti.

Se le cassandre hanno tante voci ma sostanzialmente spingono nella stessa direzione, piu’ frastagliato e’ il fronte dei ‘resistenti’. Molti negano, in modo piu’ o meno convincente, ma piu’ interessanti sono gli stimoli del tipo “facciamocene una ragione ed affrontiamo quel che dev’essere”.

Prendo spunto da un commento ascoltato alla radio qualche giorno fa da Vittorio Zucconi: vietato lasciarsi contagiare dai profeti di svenutura, il quotidiano e’ gia’ difficile oggi, non c’e’ alcun futuro da aspettare. Vale per noi privilegiati – lo siamo sempre meno – e vale soprattutto se allarghiamo lo sguardo ad abbracciare il mondo intero: per milioni di persone i guasti provocati dai cambiamenti climatici, delle incertezze economiche, dei conflitti per le risorse scarse sono una realta’ gia’ oggi.

Inutile allora deprimersi nell’attesa di qualcosa che e’ gia’ qui: guardiamo la realta’ con occhi attenti ed accettiamo le sfide – personali e collettive – che essa comporta.