Bilancio di un Decennio

E’ con sorpresa che mi sono trovato a leggere articoli di bilancio sul decennio: che fosse finito non ci avevo fatto caso.

Ragionare per decenni. Cavolo, non l’avevo mai fatto. Per quadrienni si (i mondiali di calcio), ma per decenni no. Stimolo suggestivo …

In effetti dei primi quattro decenni della mia vita all’appello me ne mancava uno. Lo sapevo, ma non ci avevo mai riflettuto sul serio (sara’ che a guardarmi allo specchio non si direbbe ;-) ).

Gioco con le date. Ho iniziato il Politecnico alla fine del 1989, ne sono uscito all’inizio del 1998. Bruce e la E Street Band non si sono visti in tour insieme dal 1988 al 1999. Il campionato di calcio ha smesso di interessarmi nel 1989 (la prima retrocessione del Toro che conosco). La politica, intesa come la ‘religione’ dei miei padri, e’ finita nel 1992 (Mani Pulite). Da un punto di vista sentimentale dal 1993 al 1999 non ricordo nulla: come un lungo inverno nucleare. James Cameron ha fatto Terminator 2 nel 1991, Titanic nel 1997,  in mezzo solo l’inutile True Lies.

Ok, sono mancati all’appello gli ‘anni 90′. Adesso che so dove sono, mi sento piu’ tranquillo.

Come dite ? E gli anni ‘zero’ ? Ah, ma quelli non me li sono mica persi :-)

Il Platonov di Cechov

Cechov a teatro è piuttosto impegnativo: avevo già visto ‘Il Gabbiano’, mercoledì sera è stata la volta di ‘Platonov’.

Opera giovanile, sta scritto, troppo carica piuttosto che lacunosa. Ma sempre di Cechov si tratta.

Posso confermare: i molti temi, rappresentati dai molti personaggi e dalle loro relazioni, faticano ad imporsi all’attenzione dello spettatatore occasionale, specie se cotto dopo una giornata di lavoro…

Ma il dramma decolla nella seconda parte, quando tra i molti spunti emerge nitido il discorso sull’amore, o meglio sulle sue brutte copie: vuote, immaginate, sbagliate, sempre ‘inutili’.

Brutte copie che si raccontano come storie d’amore, ma che alla disamina dell’autore si rivelano per quello che sono: una copertura per le miserie personali dei singoli.

Modernissimo.

Una certezza in scena Alessandro Haber e in sala l’accoglienza del Teatro Carcano: questa volta per tutti gli auguri di Bosetti !

Edward Hopper a Milano

Ero adolescente quando ho visto il mio primo quadro di Edward Hopper: mi lasciò un’impressione vividissima, come prendere un appuntamento per quindici anni dopo…

La mostra allestita a Palazzo Reale è davvero bella: mancano alcune delle tele più famose (le pompe di benzina !), ma il percorso dell’artista è presentato con ricchezza ed efficacia.

I quadri del periodo parigino sono interessantissimi: una Parigi impressionista guardata con gli occhi di un americano…

Già, gli occhi di un americano. La scelta dei soggetti e del punto di vista, lo stile della pennellata: i quadri di Hopper riescono allo stesso tempo a rilasciare energia ‘materiale’ ed a rappresentare il vuoto esistenziale.

Che siano persone o paesaggi, tutto è sospeso, inerte, in attesa di qualcosa che dopo poche tele si capisce non arriverà mai…

Si esce dalla mostra carichi di forza ed arricchiti di strumenti interpretativi: difficile chiedere di più.

La Bandiera della Libia

Mi piace guardare dentro alle cose.

Qualche giorno fa in televisione c’era una persona importante che spiegava con autorevolezza come la Libia fosse un partner affidabile: rispetta i patti, i flussi di clandestini da quel paese si sono ridotti del 90%…

Già.

Cerco di non parlare di ciò che non ho visto – il film arriva ora, distribuito ovviamente per canali alternativi – ma le notizie sono vecchie, mesi fa stavano anche sul Corriere della Sera…

http://comeunuomosullaterra.blogspot.com

Mi piace la geografia e mi piacciono le bandiere: quella libica è a tinta unita, un bel verde speranza.

Un Errore Politico

“Il rischio è che le due Italie non riescano più a parlare tra loro perché non condividono più la stessa realtà, e forse neanche le parole per definirla.” – Giovanni De Mauro, Internazionale #816

Sono anni che non guardo più la tv generalista.

Forse l’errore e’ tutto qui: se perdo la capacita’ di comunicare con chi mi sta vicino, cosa me ne faccio delle mie idee ?

Valzer con Bashir

Lo aspettavo da tempo, sapevo sarebbe arrivato a dirmi qualcosa.

Ancora un film d’animazione, ma questa volta i bambini restano a casa: l’israeliano Ari Folman scrive e dirige un lavoro intelligente, complesso e originale. Un viaggio nella memoria di Israele – i numerosi flash back ci portano nel Libano negli anni ’80 – che mostra tutta la sua forza fin dalla prima scena: il percorso e’ individuale ma di tutti, siamo di fronte ad una riflessione sulla guerra, certo, ma anche sull’elaborazione del lutto, del dolore, dell’incomprensibile.

Cinematograficamente eccezionale, intensissimo per contenuti, narrazione, personaggi e ambientazioni, ‘Valzer con Bashir’ e’ un capolavoro di umana sensibilita’ che, nonostante dica inesorabilmente di morte, parla alla vita – la lascia piu’ forte.

Quando la Redenzione passa per il cinema.