Un Altro Punto di Vista

“Gli Stati nazionali moderni non hanno potuto funzionare senza l’appoggio passivo, ma anche la partecipazione attiva e la mobilitazione, di moltissimi dei loro cittadini. Questo principio rappresenta l’eredità del XX secolo. Ma sarà ancora la base dei governi popolari, incluso quello liberaldemocratico, nel XXI? La mia tesi è che la fase attuale dello sviluppo capitalistico globalizzato lo sta minando alle radici, e che ciò avrà — anzi, sta già avendo — serie implicazioni per quanto riguarda la democrazia liberale come viene intesa oggi.”

Eric Hobsbawm (“Se il mercato uccide la democrazia“, Corriere della Sera del 28 Ottobre) cambia completamente punto di vista, ma tocca lo stesso nervo scoperto di cui parla Ascanio Celestini (link): i fenomeni economici e sociali cui stiamo assistendo sono difficilmente gestibili da governi ed istituzioni proprio perche’ si pongono come alternativi ad essi (“dalla sovranita’ dei cittadini alla sovranita’ -?!?- dei consumatori”).

Un punto di vista stimolante, un modello interpretativo dei fatti piu’ significativo ed efficace di tanti altri: non e’ necessario essere daccordo, penso l’importante sia esserne consapevoli.

SGI

Lavoro in una ‘Societa’ Globalmente Integrata’.

Cinque anni fa stava spostando la produzione di componenti elettronici dall’Italia ai paesi dell’Europa Orientale. Banale.

Oggi per chiamare il tecnico del piano di sotto che deve riparare il mio portatile telefono in Sudafrica. Le mie note spese vengono controllate nelle Filippine. Se chiedo una verifica sul mio cedolino stipendio scrivo in Ungheria. I contratti firmati dai clienti vengono inseriti nei nostri sistemi informatici in Spagna, parlano di servizi che possono essere erogati dagli Stati Uniti come dall’India, e le persone che li hanno venduti sono premiati da un ufficio in Slovacchia. Quando un cliente senza contratto chiede assistenza, l’impegnativa di pagamento che rilascia al nostro tecnico finisce in Malesia. La contabilita’ e’ in Germania, il quartier generale europeo in Francia…

Il gia’ enunciato ‘principio di realta’ e’ messo a dura prova, ma il bello e’ proprio questo: farlo valere anche nelle condizioni piu’ difficili.

Punto di Vista

"Le nuove aziende sono come macchine che corrono ad una velocita’ diversa rispetto alla politica ed alle istituzioni tradizionali. Chi lavora e’ come se stesse sul treno: e vede queste ultime arrancare fuori dal finestrino."

Prendo di nuovo a prestito il bell’articolo di Ascanio Celestini per introdurne un altro, comparso questa volta sul Corriere della Sera del 21 ottobre: "Flessibili e realisti", di Francesco Giavazzi (link).

"Una volta le tecnologie cambiavano lentamente e il capitale umano accumulato da un lavoratore deperiva con altrettanta lentezza: quindi alle aziende conveniva conservarlo, anche al costo di mantenere una occupazione temporaneamente in eccesso. [...]

Oggi i vecchi lavori scompaiono e chi non vuole essere schiacciato deve mantenere la mente aperta, rinnovarsi continuamente ed imparare ad utilizzare tecnologie sempre nuove («Istruzione, istruzione, istruzione!» scrive Michele Salvati). [...]

Nell’ Europa continentale queste forme di flessibilità richiedono una trasformazione radicale dei nostri sistemi di welfare. L’ Italia è un caso estremo."

Principio di Realta’

“Il Lavoro Precario non esiste. La Flessibilita’ non esiste. Nemmeno il Posto Fisso esiste. Non esiste il Mercato Del Lavoro. Anzi, non esiste ne’ il Mercato, ne’ il Lavoro. Non esistono le Leggi Di Mercato e non esiste la Globalizzazione. [...]

Esistono gli esseri umani, quelli con nome e cognome. Ed esistono i luoghi in cui abitano, quelli in cui vanno a lavorare e quelli che attraversano per arrivarci.”

Liberamente tratto da “I precari non esistono”, un articolo di Ascanio Celestini pubblicato sull’edizione cartacea di Internazionale n. 716.