McCurry a Milano – Parte II

Eccoli qui, i bambini libanesi.

La carriera di McCurry e’ sterminata (www.stevemccurry.com), ma il percorso della mostra, che pur copre vent’anni di lavoro, e’ preciso ed attuale: Iraq, New York, Afghanistan, Pakistan, India, Cina … Li’ dove le cose stanno accadendo, li’ dove le cose stanno cambiando.

Luoghi ed umori che possono sembrarci lontanissimi, quasi alieni, come a rafforzare il vento di minaccia che spira da terre remote… Se non fosse che sono popolati da uomini e donne che ci pare di conoscere da sempre: fotografati in tutta la forza di tradizioni cultura storia e costumi cosi’ lontani dai nostri, ma con lo stesso sguardo, lo stesso spirito, le stesse mani rugose – la stessa bellezza.

Un mondo colorato, contradditorio, intensissimo. Un mondo unito.

Steve McCurry a Milano

I bambini che giocano appesi ad un cannone in mezzo alle bombe in Libano sono il simbolo della mostra, il piccolo indiano di questa foto l’immagine piu’ bella.

McCurry gioca coi contrasti per raccontarci una storia tutta diversa da quella che sembra. Dove il nostro pensiero colloca per abitudine pianto e dolore, lui sceglie gioia e liberta’. I simboli del disagio – siano essi rottami di guerra, rifiuti o anche solo spazi desolati – sono solo lo sfondo per il protagonista assoluto di ogni scatto: l’uomo, il suo sguardo, il suo spirito.

Persino la foto piu’ ansiogena – un pompiere a Ground Zero – non esprime impotenza: il mostro d’acciaio collassato sovrasta la piccola ombra, ma non e’ la fine, lo scoramento e’ solo stanchezza – domani si ricomincia.

Location e allestimento spettacolari,  un’ora di fila al gelo per sentirsi parte di un evento, gli amici a scaldare il cuore anche fuori dai propri pensieri …

Avanti cosi’.

[continua]

Le Foto di Le Monde

Ho preso una nuova abitudine la sera: tiro fuori WallEpod dalla tasca e scorro le foto del giorno pubblicate da Le Monde.

La guerriglia urbana a Rio de Janeiro, un reportage sull’esercito francese in Afghanistan, la prima neve a Pechino, gli archivi segreti a Bucarest, il volto del giovane Sarkozy …

La fotografia al servizio della comprensione del mondo: un piacere irrinunciabile.

Uno Sguardo su Londra

Fotografare Londra dopo l’Islanda non e’ stato facile: le meraviglie naturali si porgono da sole sotto lo sguardo, in una delle città più famose al mondo invece e’ troppo alto il rischio dell’ovvio, dello scontato.

Un centinaio di scatti, e nella selezione che ne e’ seguita ho cercato di rappresentarla per come mi e’ apparsa: una città colorata e divertita, allo stesso tempo carica del passato del mondo e laboratorio del suo futuro.

Trovate il link alle foto anche qui accanto: spero vi piacciano.

(S)bilanciamento del Bianco

Come promesso, la seconda puntata dei miei ‘articoli’ dedicati alla fotografia … Beh, piu’ o meno ;-)

Ho assaporato le prime gioie del possesso da piccolo. Mi regalarono un pallone. Nel prato dietro casa vigeva una consuetudine: chi portava la palla decideva chi poteva giocare. Possesso e Potere. Il piccolo autistico cominciava a capire il mondo.

Ero ragazzo quando mio padre mi introdusse alle gioie della ‘notazione inversa polacca’ (quella roba per cui su una calcolatrice “1+1=” si scrive “1 enter 1 +”): non solo le tascabili della Hewlett-Packard erano costruite cento volte meglio di tutte le altre, con una tastiera che considero tra gli oggetti industriali piu’ riusciti di sempre, ma soprattutto, grazie alla notazione inversa polacca, erano inutilizzabili da tutti i miei amici… Il giovane autistico cresceva ed imparava: ancora possesso e potere, ma questa volta un potere piu’ raffinato, quello dello Scriba, colui che solo conosce i segni – e sa farli parlare.

L’acquisto della D40 (il ‘cannone’ nel linguaggio vacanziero dei babbari) ha riproposto anni dopo la stessa questione. Il piacere tattile della macchina fotografica, la gratificazione dell’attivita’ artistica, la soddisfazione di lasciare il proprio sguardo ai posteri …

Cedo volentieri il cannone agli amici: per pura perfidia. Chi e’ abituato alla pellicola delle vecchie reflex o alle compatte digitali non viene sfiorato dal pensiero che possa esistere un’attivita’ come quella di ‘bilanciare il bianco’: la luce non e’ tutta uguale, l’occhio umano lo sa ma alla macchina fotografica e’ meglio dirlo… La regolazione manuale resa possibile delle reflex digitali lascia onori ed oneri al malcapitato di turno: gli ignari amici possono scattare a volonta’, le probabilita’ che le foto escano con le alterazioni cromatiche piu’ insensate sono tante, davvero tante…

Il giovane autistico e’ oramai adulto: e che nessuno tocchi la sua macchina fotografica :-)

(Babbaro Alto le mie scuse, immagino la prossima volta ci ricorderemo entrambi che il cannone va regolato !!)

Fotografare Babbaro Attila

Andare in giro con una reflex al collo e’ divertente: la gente crede che tu sappia cosa stai facendo. Comincio oggi una serie di articoli (?!?) di fotografia: vediamo se i professionisti mi faranno chiudere il blog prima di arrivare alla fine !

Babbaro Attila e’ un soggetto difficilissimo da fotografare, ma non bisogna dirglielo: e’ uno che alle foto ci tiene tantissimo… Questa e’ la storia di anni di fallimenti da parte del sottoscritto. Memento per i posteri fotografi: non comprate una reflex, le macchinette compatte vanno benissimo. Una traccia per gli amici se dovessi sparire: qualcuno un movente ce l’aveva.

Ma andiamo con ordine.

Durante le missioni babbariche, Babbaro Attila veste sempre di scuro – nero preferibilmente. Non importa perche’, importa il dato di fatto: Babbaro Attila veste di scuro. E’ una delle cose che impari a notare facendo fotografie – se non mi fossi comprato la Nikon forse non ci avrei fatto caso ancora adesso, dopo otto anni di imprese babbariche in giro per l’Europa.

Dunque, dicevamo: Babbaro Attila veste di scuro. La prima ovvia conseguenza e’ che ha la tendenza a sparire sui fondali scuri. Mai fatto caso a quanti fondali scuri si possano trovare prima di comprare la Nikon e cercare di fotografare Babbaro Attila. Ma la vita e’ fatta di chiaroscuri … Leggendaria la serie di foto al santuario mariano di Aasebakken: Babbaro Alto (lui, previdente, veste sempre di chiaro) svetta accanto ad una testa fluttuante a mezz’aria – il corpo di Attila se lo e’ mangiato il muro (nero).

La seconda conseguenza delle abitudini dell’amico e’ che se il fondale e’ chiaro Babbaro Attila e’ destinato a sparire lo stesso, trasformato in un monolito nero dalle scelte dell’esposimetro. Tra i tanti orrori, cito il piu’ recente: nel diluvio di Gullfoss l’acqua rovesciata sulle nostre teste con benedetta abbondanza da nostro Signore era pari solo a quella rovesciata sui nostri piedi dalla forza delle cascate… L’esposimetro ha fatto quello che ha potuto per trasformare un monocromatico grigio in una parvenza di fotografia: il prezzo da pagare e’ stata la metamorfosi di Babbaro Attila in un tronco di ebano. Per fortuna hanno inventato il D-Lighting: la foto corretta a posteriori risultera’ anche artificiale, ma almeno mi ha restituito l’amico.

Come dicevo a Babbaro Attila piace essere fotografato: gli piacciono quelle belle foto dove il soggetto e’ davanti e dietro ci sta il motivo della gita – un panorama, un monumento, una chiesa … Insomma quelle foto che vengono benissimo con le macchinette compatte. Poi ti compri la reflex, disinserisci gli automatismi (senno’ cosa te la sei comprata a fare ?) e forte delle tue esperienze con la Minolta di papa’ …

Cazzo hai in mano uno zoom. Sulle prime non ci avevi fatto caso: te lo hanno venduto insieme alla macchina. Lo zoom manda a pallino le tue poche reminescenze sulla profondita’ di campo: tu armeggi pieno di te alla ricerca dell’inquadratura piu’ artistica, e mica ci pensi che stai freneticamente cambiando la lunghezza focale. Stringi stringi l’inquadratura, bravo, cosi’ la profondita’ di campo si azzera – e poi glielo spieghi tu a Babbaro Attila che i suoi ricordi piu’ belli sono tutti sfocati ! L’apoteosi a Copenaghen, alle prese con la Sirenetta: lei sullo sfondo, splendidamente nuda e perfettamente a fuoco, davanti una macchia sfocata, per l’occasione non era neanche scura … Beh, in effetti se non mi ha strozzato li’ non mi strozza piu’.

Babbaro Attila non sa solo come deve essere fatta l’inquadratura: come tutti i modelli di professione, ha il suo profilo preferito. Quando meno te lo aspetti si mette di sguincio: la mia mamma lo trova fotogenico, prova schiacciante del fatto che ha ragione lui. Ma veniamo al punto: non ti basta soppesare ogni singolo raggio di sole, accertarti che tutta la scena sia illuminata adeguatamente, verificare tre volte tutte le micraniose impostazioni della macchina … A lui basta girarsi un attimo e … Zac ! mezza faccia cade nella penombra. Meglio di Due Facce, il cattivo di Batman.

Quando hai imparato a contrastare bene le fotografie, a padroneggiare l’esposimetro, a non farti fregare dal sole, quando ti sei fatto furbo tra lunghezza focale, tempi di posa ed apertura dell’otturatore, beh non hai mica finito ! Qualche giorno fa ho ripreso in mano una vecchia foto al Babbaro – fondamentale, ovviamente: lo avevo immortalato insieme alla sua mitica 126 il giorno del loro primo raduno d’auto d’epoca.

Facile: Babbaro (ovviamente scuro, ma per l’occasione andava bene cosi’), genitore, 126. Tutti e tre fermi, davanti al garage. In posa plastica. Un calcio di rigore. L’intrepido fotografo scatta e …

Me ne sono accorto ad anni di distanza, sai quando gli shock che vengono rimossi: ero riuscito a far ballare (?!?) la Nikon, la foto era mossa.

Ok, avete capito: Babbaro Attila e’ un soggetto difficile da fotografare. La prossima volta vedremo come utilizzare il bilanciamento del bianco per rovinare le foto che gli amici fanno con la tua macchina fotografica.