Una Bellissima Principessa

Domenica scorsa tributo natalizio a Walt Disney: al cinema sottocasa era di scena ‘La Principessa e il Ranocchio’.

Un cartone animato di quelli veri, come oramai non ne fanno più: con tutte le meraviglie digitali degli ultimi anni, che senso ha andare ancora a vederli ?…

A dispetto di quello che si legge la storia è simpatica ma non così originale, ma non è questo il punto. Il fatto è che il film è bellissimo: i personaggi le ambientazioni le musiche sono di altissimo livello (New Orleans tra jazz e magia: da restare a bocca aperta), ma a primeggiare su tutto sono proprio i disegni – colorati, immaginifici, evocativi …

Si tocca con mano la differenza tra ciò che è bello e ciò che è ‘solo’ prodigio della tecnica: entrambi muovono a meraviglia, ma ricordarsi ogni tanto che si tratta di cose diverse fa bene alla salute.

Ed al cuore.

Gli Abbracci Spezzati

Pedro Almodovar fa cinema per il gusto di fare cinema. Quindi i suoi film sono inutili ? No, mai.

È vero, oramai è difficile che i suoi melodrammi ci sorprendano: ma quanta passione, quanta energia, quale sguardo riesce a prestarci sul mondo !

Dopo ‘Carne Tremula’ e ‘Parla Con Lei’, ‘Gli Abbracci Spezzati’ arriva a comporre una sorta di formidabile ‘trilogia della vita’: i corpi, i colori, le emozioni viscerali – e poi la Spagna, sottofondo immancabile ed indispensabile …

Già, dovremmo dire della splendida e bravissima Penelope Cruz, ma siamo invece tornati al piacere di viaggiare: quando fantasie ed esperienze si mischiano, si fondono, ci fanno stare bene.

Uomini che Odiano le Donne ? Maddai !

Lisbeth Salander, la giovane hacker tra i protagonisti del film, mi era risultata molesta sin dall’inizio, quando mi era venuta a cercare su twitter – le nuove frontiere del marketing…

Non dubito che il libro di Stieg Larsson abbia un suo perché, ma non mi pare lo abbia il film di Niels Arden Oplev. Cinematograficamente poco originale, schiaccia quel poco di interessante che ha da dire sotto una pesante coltre di efferatezze: e se le scene più ‘efficaci’ sono le più violente, beh il tutto mi pare piuttosto inutile.

Riconoscibile ed intrigante la Svezia in sottofondo: il bello di viaggiare, ti costruisci immagini che ti accompagnano per sempre.

Alla faccia dei brutti film.

Up !

La compagnia era ottima in entrambe le occasioni, così non ho avuto motivi per resistitere alla tentazione: il mio primo film in 3D l’ho visto in doppia versione, con e senza i famigerati occhialini, nel giro di pochi giorni.

Che dire: funziona ! Lo schermo diventa un palcoscenico, l’azione straripa da tutte le parti, il puro divertimento vince su ogni cosa.

Il film in se’ è pure bello, si gode anche ‘in piano’: come già in Wall-E l’inizio batte nettamente il seguito, ma il tutto resta sempre godibilissimo – e poi vuoi mettere la gioia per gli occhi !

L’immagine da portarsi via ? La vita che ricomincia, sollevata da centinaia di palloncini… Colore e leggerezza, mi sono sentito a mio agio :-)

Star Trek Rebooted

Perche’ ri-raccontare una storia ?

Per capitalizzare su un successo, perche’ si ha qualcosa di nuovo da dire, per conservare qualcosa di bello …

Senza essere un particolare fan della saga, ho trovato il nuovo Star Trek davvero divertente: spettacolare, intelligente, ‘facile’ ma non per questo banale.

E se, lo confesso, il richiamo principale e’ stato il regista – lo stesso J.J. Abrams di ‘Lost’ – beh, non mi sono pentito: anche qui i viaggi nel tempo non sono un ricamo narrativo, il futuro torna per avvertirci, l’esperienza e la saggezza di un vecchio sono a disposizione del giovane piu’ irrequieto … E’ bastato rompere un tabu’ – in questo caso narrativo.

Le regole che si scoprono inutili, il futile che genera un’ispirazione potente e feconda: siamo nel regno del gioco, mi muovo a mio agio.

Two Lovers

Penalizzato da un lancio infelice (“una commedia romantica” – ma forse e’ solo colpa di un quotidiano distratto), poco attraente di suo (statico, livido, claustrofobico in ogni inquadratura), Two Lovers e’ uno di quei film che non sai bene come prendere.

Caso curioso. Avevo pensato quasi subito a Dostoevskij, ma il senso di disagio che non mi abbandonava mi aveva lasciato perplesso. Poi stamane leggo che il regista James Gray si e’ ispirato a “Le Notti Bianche”, esattamente il romanzo secondo me piu’ ansiogeno dello scrittore russo.. Chissa’, forse capisco ancora qualcosa – se non altro di me stesso ;-)

Gray svolge un tema abusato – Joaquin Phoenix deve scegliere tra Gwyneth Paltrow e Vinessa Shaw (bravissimi tutti e tre) – ma lo fa con un’attenzione incredibile per i dettagli di oggi: le contraddizioni della convivenza prolungata con i genitori, l’apatia verso le cose concrete, la presenza ossessiva dei cellulari. Domina la solitudine: nessuno dei protagonisti e’ in sintonia con l’altro, i sentimenti sono illusioni appoggiate su una realta’ che non c’e’. Fino a quando …

Visivamente aderente ai contenuti (finestre, grate e muri si frappongono sempre tra i personaggi), il film procede denso ed ambiguo fino alla conclusione: e ciascuno e’ libero di prenderla come vuole.

Il pubblico in sala non ha apprezzato, e forse nemmeno io: un’esperienza frustrante, ti chiedi perche’ farla. Ma potrei anche dire: a nessuno piace guardarsi allo specchio. Se al cinema cerchiamo degli stimoli, bene anche questa volta la missione e’ compiuta.

Per una volta, allego il link alla bella recensione di pcolizzi@gmail.com